Gesù Ti amo Ti adoro Ti benedico
Estratti dal Libro di Cielo - Gesù Maestro
Luisa Piccarreta












estratti dal Libro di Cielo [Gesù Maestro] presenti nella pagina: settantasette (77) - data utimo aggiornamento: 13 giugno 2026



Trovandomi nel solito mio stato, il mio adorabile Gesù si faceva vedere nel mio interno che dormiva, spandendo da sé tanti raggi, di luce indorati.
Contenta di vederlo, ma scontenta insieme per non poter sentire la dolcezza e soavità della sua voce creatrice.
Onde dopo molto aspettare è ritornato a farsi vedere, e vedendo il mio scontento mi ha detto:

Figlia mia, nel ministero pubblico è necessario l’uso della voce per farmi intendere, ma nel ministero privato la sola mia presenza basta per tutto, perché vedermi e capire l’armonia delle mie virtù per copiarle in sé stessa è tutto lo stesso; quindi l’attenzione dell’anima deve essere nel vedermi e di uniformarsi in tutto alle operazioni interne del Verbo; perché quand’io tiro l’anima a me, si può dire, almeno per quel tempo che la tengo alla mia presenza, che fa vita divina.

Essendo la mia luce come pennello per dipingere, le mie virtù vi somministrano i vari colori, e l’anima è come tela che riceve in sé il ritratto dell’immagine divina.

Succede come a quei ponti alti, che quanto più alto, altrettanto precipita nel basso una pioggia dirotta; così l’anima, innanzi alla mia presenza si mette nello stato che le conviene, cioè nel basso, nel nulla, tanto da sentirsi distruggere, e la Divinità a torrente vi piove la grazia e giunge a sommergerla in sé stesso; perciò dev’essere contenta di tutto: se parlo, e contenta se non parlo
Diletta mia, quando faccio silenzio è segno che voglio riposo, cioè che tu ti riposi in me ed io in te.
Quando parlo è segno che voglio vita attiva, cioè che mi aiuti nell’opera della salvezza delle anime; perché essendo mie immagini, ciò che [a] loro si fa, lo ritengo fatto a me stesso.

In dire ciò vedevo parecchi sacerdoti, e Gesù come lamentandosi con loro ha soggiunto:
Il mio dire fu semplice, tanto da farlo comprendere ai dotti e ai più ignoranti, come si nota con chiarezza nel Santo Vangelo; ed i predicatori di questi tempi, tanti giri e raggiri vi mescolano che i popoli restano digiuni ed an­noiati; si vede che non l’attingono dalla fonte della mia sorgente
Figlia mia, chi della fede si nutre acquista vita divina e acquistando vita divina distrugge l’umana, cioè distrugge in sé i germi che produsse la colpa originale, riacquistando la natura perfetta come uscì dalle mie mani, simile a me; e con ciò viene a superare in nobiltà la stessa natura angelica
Figlia mia, mi hanno spogliato d’ogni principato, d’ogni regime, d’ogni sovranità; e per riacquistare questi miei diritti sopra le creature è necessario che spogli loro e quasi li distrugga, ed in questo conosceranno che dove non c’è Dio per principio, per regime e per Sovrano, tutto porta alla distruzione di loro stessi, e quindi alla fonte di tutti i mali
Figlia mia, quando tiro l’anima innanzi alla mia pre­senza, [essa] ha questo bene: che acquista in sé stessa e copia i modi dell’agire divino, in modo che trattando poi con le creature, [esse] sentono in loro stesse la forza dell’agire divino, che detta anima possiede
Figlia mia, tu soffri molto quando ti privo della mia presenza; questo di necessità ti deve succedere, perché essendo stata per tanto tempo vicina, immedesimata col contatto della Divinità, e quindi hai goduto a tuo bell’agio tutto il piacevole della luce divina; e quanto più uno ha goduto luce, tanto più sente la privazione di detta luce, e le noie, i fastidi e le pene che portano con sé le tenebre.

Poi ha ripetuto: Però la cosa principale d’ognuno è che in ogni suo pensiero, parola ed opera, non cerchi il comodo proprio né la stima ed il piacere altrui, ma [il] solo ed unico piacere di Dio
Dopo aver molto stentato, è venuto il mio dolcissimo Gesù, e mi ha detto:
Figlia mia, l’appoggio della vera santità sta nella conoscenza di sé stesso.

Ed io: “Davvero?”

E lui:
Certo, perché la conoscenza di sé stesso disfà sé stesso, e si appoggia tutto nella conoscenza che acquista di Dio, in modo che il suo operare è lo stesso operare divino, non rimanendo più nulla dell’essere proprio.
Poi ha soggiunto:
Quando l’interno si imbeve, si occupa tutto di Dio e di tutto ciò che a lui appartiene, Iddio comunica tutto sé stesso all’anima; quando poi l’interno si occupa ora di Dio, ora di altre cose, Iddio si comunica in parte all’anima
Non solo devi essere retta, ma giusta; e nella giustizia entra l’amarmi, lodarmi, glorificarmi, ringraziarmi, benedirmi, ripararmi, adorarmi, non solo per sé ma per tutte le altre creature; questi sono diritti di giustizia che esigo da ogni creatura e che come Creatore mi spettano, e chi mi nega uno solo di questi diritti non può dirsi mai giusto.
Perciò pensa a compiere il tuo dovere di giustizia, che nella giustizia troverai il principio, il mezzo e il fine della santità
Signore, mi pento delle offese fatte da me e da tutte le creature della terra, e mi pento e mi dispiace per il solo fine che abbiamo offeso voi, sommo Bene, che mentre meritate amore, noi abbiamo ardito di darvi offese.

Con questa ultima parve il Signore compiaciuto e mitigato.
Dopo ciò mi ha trasportato in mezzo ad una via dove stavano due uomini in forma di bestie, tutti intenti a distruggere ogni sorta di bene morale.
Parevano forti come leoni, ed ubriachi di passione; al solo vederli mettevano terrore e spavento.

Il benedetto Gesù mi ha detto:
Se vuoi un poco placarmi, va a passare da mezzo a quegli uomini, a convincerli del male che fanno, affrontando il loro furore.

Sebbene un po’ timida, pur sono andata, ed appena vistami mi volevano ingoiare, io però gli ho detto:
Permettete che parli e poi fatemi quel che volete: dovete sapere che se giungerete al vostro intento di distruggere qualunque bene morale appartenente a religione, virtù, dipendenza e benessere sociale, voi senza avvedervi dell’errore verrete a distruggere insieme tutti i beni fisici e temporali, perché per quanto si toglie ai beni morali, altrettanto si raddoppiano i mali fisici. Quindi senza avvedervi andate contro voi stessi, distruggendo tutti quei beni caduchi e passeggeri che tanto amate; non solo, ma andate cercando chi distrugge la vostra stessa vita, e sarete causa di far versare lacrime amare ai vostri superstiti.

Poi ho fatto un atto grandissimo d’umiltà, che non lo so neppure ridire, e quelli sono restati come uno che le passa lo stato di pazzia, e tanto deboli che non avevano forza neppure di toccarmi; così sono passata libera e comprendevo che non c’è forza che può resistere alla for­za della ragione e dell’umiltà
Questa mattina il mio adorabile Gesù non ci veniva, onde io non vedendolo venire ho detto: Che me ne sto più a fare in questo stato, se l’oggetto che mi teneva rapita più non viene? Meglio che la finisco una volta.

Mentre ciò dicevo è venuto per poco il mio dolce Gesù e mi ha detto:
Figlia mia, tutto il punto sta nel reprimere i primi moti; se l’anima sta attenta in questo, tutto andrà bene; se poi no, ai primi moti non repressi usciranno le passioni fuori e romperanno la fortezza divina, che come siepe circonda l’anima per tenerla ben custodita e [per] allontanarle i nemici che sempre cercano d’insidiare e di nuocere alla povera anima; ma però se appena avvertita entra in sé stessa, si umilia, si pente e con coraggio vi pone rimedio, la fortezza divina vi si serra di nuovo intorno all’anima; se poi non vi pone rimedio, rotta che sta la divina fortezza, darà la rotta a tutti i vizi.

Quindi attenta ai primi moti, pensieri, parole che non siano retti e santi - ché sfuggiti che ti siano i primi, non è più l’anima che regna, ma le passioni che padroneggiano - se vuoi che la fortezza non ti lasci sola un solo istante
Figlia mia, alcune volte riempio tanto di me stesso l’anima, che l’anima sperdendosi in me resta come oziosa; altre volte le lascio qualche parte vuota ed allora l’anima, innanzi alla mia presenza, vi traffica mirabilmente, e rompendo in atti di lode, di ringraziamento, d’amore, di riparazione ed altro, in modo che riempie di questi [atti], quei vuoti che le lascio.
Ma però questi due stati sono ambedue sublimi, e si danno a vicenda la mano
Questa mattina, dopo avere molto stentato, Gesù benedetto si è mosso nel mio interno ed ho visto che ci stava dietro di me, abbracciato, sostenuto come da un’al­tra persona; io son restata meravigliata nel vedere ciò e Gesù mi ha detto:

Figlia mia, l’interno dell’anima è un ripieno di passioni, e come l’anima va abbattendo le passioni, così prende posto ciascuna virtù corredata da gradi di grazia, e secondo che la virtù va perfezionandosi, così la grazia vi somministra i suoi gradi.
E siccome il mio trono è composto di virtù, così l’anima che possiede le virtù mi somministra le braccia, il trono come poter regnare nel suo cuore, e tenermi continuamente abbracciato e corteggiato, fino a deliziarmi con essa.
Essendo che l’ani­ma può macchiarsi, ma la virtù resta sempre intatta, e finché l’anima la sa tenere, [la virtù] sta con essa; quando no, se ne fa a me ritorno, cioè da donde era uscita.

Perciò non ti meravigliare se mi hai visto così nel tuo interno
Questa mattina, quando appena ho visto il mio diletto Gesù, e pareva che teneva una carta scritta in mano, dove si leggeva:
La mortificazione produce la gloria. Chi vuol trovare la fonte di tutti i piaceri, deve allontanarsi da tutto ciò che può a Dio dispiacere
Quello che ti raccomando è lo spirito di continua preghiera.
Questo cercare sempre, l’anima, di conversare con me, sia col cuore, sia con la mente, sia con la bocca, ed anche con la semplice intenzione, la rende tanto bella al mio cospetto, che le note del suo cuore armonizzano con le note del cuor mio; ed io mi sento tanto tirato a conversare con detta anima, che non solo le manifesto le opere ad extra, della mia umanità, ma le vado manifestando qualche cosa delle opere ad intra, che la Divinità faceva nella umanità.

Non solo questo, ma è tanta la bellezza che fa acquistare lo spirito di continua preghiera, che il demonio resta colpito come da folgore e resta frustato nelle insidie che tenta di nuocere a quest’anima
Figlia mia, la vera carità deve essere disinteressata da parte di chi la fa e da parte di chi la riceve; e se c’è l’interesse, quel fango produce un fumo che acceca la mente, che impedisce di ricevere l’influsso e gli effetti della carità divina.
Ecco perciò in tante opere, anche sante, che si fanno, [in] tante cure caritatevoli che si eseguiscono, si sente come un vuoto e non ricevono il frutto della carità che fanno
La vera serietà si trova nella religione, e la vera religione consiste nel guardare il prossimo in Dio e Dio nel prossimo.

Poi avvicinandosi all’orecchio, tanto che le sue labbra mi toccavano e la sua voce risuonava nel mio interno, ha soggiunto:
La parola religione per il mondo è parola ridicola e pare che vale niente; ma innanzi a me ogni parola che a religione appartiene è una virtù di valore infinito, tanto che mi servii della parola per propagare la fede in tutto l’universo, e chi in ciò si esercita mi serve di bocca per manifestare alle creature la mia Volontà
Questa mattina il mio adorabile Gesù si faceva vedere nel mio interno e pareva che teneva un albero piantato nel cuore, e tanto radicato che parevano le radici dalla punta del cuore; insomma pareva nato insieme con la medesima natura.
Io ne son rimasta meravigliata nel vedere la bellezza, la speciosità e l’altezza che pareva che toccava il cielo, ed i suoi rami si estendevano fino agli ultimi confini del mondo.
Ora Gesù benedetto nel vedermi così meravigliata mi ha detto:

Figlia mia, quest’albero fu concepito insieme con me, dentro il centro del cuore, e fin d’allora io sentii nel più profondo del cuore tutto ciò che di bene e di male doveva fare l’uomo, mercé quest’albero di redenzione chiamato albero di vita, tanto che tutte quelle anime che si tengono unite a quest’albero riceveranno vita di grazia nel tempo, e quando li avrà bene cresciuti, somministrerà loro vita di gloria nell’eternità.
Eppure quale non è il mio dolore, che sebbene non possono svellere l’albero, non possono toccare il tronco, molti cercano di tagliarmi dei rami per fare che le anime non ricevessero la vita, e togliermi tutta la gloria ed il piacere che quest’albero di vita mi avrebbe prodotto
Mentre stavo desiderando il mio adorabile Gesù, è venuto nell’aspetto quando i suoi nemici lo schiaffeggiavano, coprivano il volto di sputi e gli bendavano gli occhi.
Lui con ammirabile pazienza tutto soffriva, anzi pareva che neppure li guardasse, tanto era intento nel suo interno a guardare il frutto che quei patimenti gli avrebbe[ro] prodotto.
Io il tutto ammiravo con stupore e Gesù mi ha detto:

Figlia mia, nel mio operare e patire non guardai mai al di fuori, ma sempre al di dentro, e vedendone il frutto, qualunque cosa fosse, non solo soffrivo, ma con desiderio ed avidità il tutto soffrivo.
L’uomo invece, tutto al contrario, nell’operare il bene non guarda al di dentro dell’opera, e non vedendo il frutto facilmente s’annoia, tutto s’infastidisce e molte volte tralascia di fare il bene; se patisce, facilmente s’impazientisce, e se fa il male, non guardando il di dentro di quel male, con facilità lo fa.

Poi ha soggiunto:
Le creature non vogliono persuadersi che la vita va accompagnata da varie vicende, ora di sofferenze ed ora di consolazione; e [vi] sono le piante ed i fiori [che] gliene danno l’esempio con lo stare sottoposti ai venti, nevi, grandine e caldi
Figlia mia, la parola di Dio è gioia, e chi l’ascolta e non la fruttifica con le opere, le dà una tinta nera e l’in­fanga
Trovandomi con timori, dubbi, agitazioni, che tutto fosse opera del demonio, venendo il mio adorabile Gesù mi ha detto:

Figlia mia, io sono sole che riempio di luce il mon­do, ed andando all’anima si riproduce in detta anima un altro sole, in modo che [questi soli] a via di raggi di luce si saettano a vicenda continuamente.
Ora in mezzo a questi due soli si riproducono delle nubi, quali sono le mortificazioni, le umiliazioni, contrarietà, sofferenze ed altro; se questi sono veramente soli hanno tanta forza, col loro saettarsi continuamente, di trionfare su queste nubi e di convertirle in luce; se poi sono soli apparenti e falsi, queste nubi che si riproducono in mezzo hanno forza di convertire questi soli in tenebre.

Questo è il segno più certo per conoscere se sono io o il demonio, e dopo che una persona ha ricevuto questo segno, può mettere la vita per confessare la verità ch’è luce e non tenebre
Stavo nella mia mente pensando a questa ubbidienza, dicendo: Quelli hanno ragione di così comandarmi; poi non è qualche gran che, che il Signore mi faccia ubbidire nel modo da loro voluto.
Oltre di ciò quelli dicono: ti facesse ubbidire, oppure dicesse la ragione per­ché vuole che venga il sacerdote a farti riavere da quello stato.

Mentre ciò pensavo, il mio adorabile Gesù si è mosso nel mio interno dicendomi:

Figlia mia, io volevo che da loro stessi avessero trovato la ragione del mio operare, perché nella mia vita, da che nacqui finché morii, essendo racchiusa la vita di tutta la Chiesa, il tutto si trova.
Le questioni più difficili, confrontate a qualche passo che può uniformarsi alla mia vita, si risolvono; le cose più imbrogliate si sciolgono e [in] quelle più oscure ed ottuse, che la mente umana quasi si perde in quella oscurità, vi ritrova la luce più chiara e risplendente.
Questo significa che non hanno per regola del loro operare la mia vita, altrimenti avrebbero trovato la ragione.
Ma giacché non hanno trovato loro la ragione, è necessario che io parli e la manifesti.

Dopo di ciò si è alzato e con impero ha detto, tanto che io temevo:
Che significa quell’Ostende te sacerdoti?”
Poi facendosi un po’ più dolce ha soggiunto:

La mia potenza si estendeva per ogni dove, e da qualunque luogo mi trovavo potevo operare i più strepitosi miracoli, eppure quasi [a] tutti i miracoli vi volli assistere personalmente: come nel risuscitare Lazzaro vi andai, gli feci togliere la lapide, quindi sciogliere, e poi con l’impero della mia voce lo richiamai a vita; nel risuscitare la fanciulla la presi per mano con la mia destra richiamandola a vita; e [a] tante altre cose che stanno registrate nel Vangelo, che a tutti sono note, volli assistervi con la mia presenza.

Ciò insegna che, essendo racchiusa la vita futura della Chiesa nella mia, il modo come deve comportarsi il sacerdote nel suo operare. E queste sono cose che appartengono a te, ma in modo generale, [mentre] il tuo punto proprio lo troveranno sul Calvario.

Io sacerdote e vittima, ed innalzato sul legno della croce, vi volli un sacerdote che mi assistesse in quello stato di vittima, quale fu San Giovanni che mi rappresentava la Chiesa nascente.
In lui io vedevo tutti: Papi, vescovi, sacerdoti, e tutti i fedeli insieme; ed egli mentre mi assisteva m’offriva qual vittima per la gloria del Padre e per il buon esito della Chiesa nascente.

Questo non successe a caso, che un sacerdote mi assistesse in quello stato di vittima, ma tutto fu profondo mistero predestinato fino ab æterno nella mente divina, significando che scegliendo un’anima vittima per i gravi bisogni che nella Chiesa si trovano, un sacerdote me la offre, me l’assiste, l’aiuta, l’incoraggia al patire.

Se queste cose si comprendono è bene, loro stessi ne riceveranno il frutto dell’opera che prestano; come San Giovanni, quanti beni non si ebbe per avermi assistito sul Monte Calvario?
Se poi no, non fanno altro che mettere la mia opera in continui contrasti, distogliendomi i miei più bei disegni.

Oltre di ciò la mia sapienza è infinita, e nel mandare qualche croce all’anima per santificarsi, non ne prende una, ma cinque, dieci, quanto a me piace, acciocché non una sola, ma tutti questi insieme si santificassero; come sul Calvario, non fui io solo, oltre ad avere un sacerdote mi ebbi una Madre, mi ebbi gli amici ed anche i nemici, che nel vedere il prodigio della mia pazienza, molti mi credettero per Dio qual’ero e si convertirono; se io fossi stato solo, avrebbero ricevuto questi grandi beni?
Certo che no
Figlia mia, chi innanzi a me ed innanzi agli uomini si crede qualche cosa, vale niente; e chi si crede niente, vale tutto.

Primo, innanzi a me, perché se fa qualche cosa non si crede di farla perché può farla, tiene la forza, la capacità, ma la fa perché ne riceve da Dio la grazia, gli aiuti, i lumi, quindi si può dire che la fa in virtù del potere divino, e chi tiene con sé il potere divino, già vale tutto.
Secondo, innanzi agli uomini, questo agire in virtù del potere divino la fa operare [in] tutto diversamente e non fa altro che tramandare luce del potere divino che in sé contiene, in modo che i più perversi, senza volerlo sentono la forza di questa luce e si sottomettono ai suoi voleri; ed ecco che anche dinnanzi agli uomini vale tutto.

Tutto al contrario, chi si crede qualche cosa, oltre che vale niente, mi è abominevole alla mia presenza, ed i modi ostentati e distinti che tengono, credendosi loro qualche cosa, beffandosi degli altri, gli uomini li tengono segnati a dito come soggetto di derisione e di persecuzione
Trovandomi nel solito mio stato, mi sentivo tutta oppressa e con timore di ricevere persecuzioni, contrasti, calunnie, non solo io, che di me non mi curo perché sono una povera creatura che valgo niente, ma il confessore con altri sacerdoti. Onde mi sentivo il cuore schiacciato da questo peso, senza poter trovare quiete. In questo mentre è venuto il mio adorabile Gesù, dicendomi:

Figlia mia, perché starti turbata ed inquieta col perderci il tempo?
Per le cose tue non c’è niente, e poi tutto è provvidenza divina che permette le calunnie, le persecuzioni, i contrasti, per giustificare l’uomo e farlo ritornare all’unione del Creatore, da solo a solo, senza appoggio umano come nell’essere creato ne uscì.
Ed ecco come l’uomo per quanto buono e santo fosse, sempre gli resta qualche cosa di spirito umano nel suo interno, come pure nel suo esterno non è perfettamente libero, sempre tiene in qualche cosa d’umano in cui spera, confida e s’appoggia e da cui vuole riscuotere stima e rispetto.
Fa’ che un po’ succede il vento delle calunnie, persecuzioni e contrasti; oh, che grandine distruggitrice riceve lo spirito umano!, perché l’uomo vedendosi battagliato, mal veduto, disprezzato dalle creature, non trova più soddisfazione tra loro, anzi gli vengono a mancare tutti insieme: aiuti, appoggi, fiducia e stima; e se prima andava in cerca di loro, dopo lui stesso li fugge, perché dovunque si volge non trova che amarezze e spine.

Quindi ridotto in questo stato rimane solo, e l’uomo non può stare, né è fatto per starsi solo; che farà il poverino?
Si rivolgerà tutto, senza il minimo impiccio, al suo centro Iddio, e Iddio si darà tutto a lui e l’uomo si darà tutto a Dio, applicando il suo intelletto nel conoscerlo, la sua memoria nel ricordarsi di Dio e dei suoi benefizi, la volontà ad amarlo.

Ed ecco figlia mia, giustificato, santificato [l’uomo], e rifatto nell’anima sua il fine per cui è stato creato.
Ed ancorché dopo gli converrà trattare con le creature e si vede offrire aiuti, appoggi, stima, li riceve con indifferenza, conoscendo a prova chi sono; e se se ne serve lo fa solo quando ne vede l’onore e la gloria di Dio, restandosi sempre solo, Dio e lui
Figlia mia, l’uomo non l’ho fatto per la terra, ma per il cielo, e la sua mente, il suo cuore e tutto ciò che il suo interno contiene, dovevano esistere in cielo; e se ciò faceva riceveva nelle tre potenze l’influsso della Santissima Trinità, restandogli ricopiata in sé stesso; ma siccome si occupa di terra, riceve in sé il fango, il marciume e tutta la sentina dei vizi che la terra contiene
Continuando il mio solito stato, stavo pensando:
È possibile, può essere vero che per poche mie sofferenze il Signore deve sospendere i castighi, debilitare le forze umane per non fare le rivoluzioni e formare leggi inique? E poi chi sono io da meritare con poche sofferenze tutto questo?
Mentre ciò pensavo, è venuto il benedetto Gesù e mi ha detto:

Figlia mia, né tu né chi ti dirige hanno compreso il tuo stato; già tu nello stato di sofferenze scompari affatto, ed io solo, non misticamente, ma in carne viva vi riproduco le stesse mie sofferenze che soffrì la mia umanità; e non furono forse le mie sofferenze che debilitarono i demoni, illuminarono le menti accecate, in una parola che formò la redenzione dell’uomo?

E se lo potettero allora nella mia umanità, non lo possono forse fare adesso nella tua?

Se un re andasse ad abitare in un piccolo tugurio e da là dispensasse grazie, aiuto, monete, continuasse il suo uffizio di re, se qualcuno non credesse si direbbe che è sciocco; se è re può fare del bene tanto nel palazzo regale, quanto nel piccolo tugurio; anzi si ammira più la bontà, che essendo re non disdegna d’abitare piccoli tuguri e vili capanne. Tale è il fatto tuo”.

Io comprendevo con chiarezza tutto ciò, ed ho detto:
Signore mio, tutto va bene come dite, ma tutta la difficoltà del mio stato sta nella venuta del sacerdote.

E lui:
Figlia mia, ancorché un re abitasse piccoli tuguri, le circostanze, la necessità, lo stato di re, conviene che i suoi ministri non lo lascino solo, ma che gli facciano compagnia servendolo ed ubbidendolo in ciò che lui vuole.

Son restata tanto convinta che non ho saputo più che dire
Nel venire il benedetto Gesù mi ha detto:
Figlia mia, per comprendere bene un soggetto ci vuole la credenza, perché senza questa tutto è buio nel­l’intelletto umano, mentre il solo credere accende nella mente una luce, e per mezzo di questa luce scorge con chiarezza la verità e la falsità, quando opera la grazia e quando la natura [umana], e quando la diabolica.

Vedi, il Vangelo è noto a tutti, ma chi comprende il significato delle mie parole, le verità che in esso contiene?
Chi se le conserva nel proprio cuore e ne fa un tesoro per comprarsi il regno eterno?

Chi crede; e per tutti gli altri, non solo non ne comprendono un acca, ma se ne servono per farsene beffe e mettere in burla le cose più sante.
Onde si può dire che tutto è scritto nei cuori di chi crede, spera ed ama, e per tutti il resto, niente è scritto per loro. Così è di te, chi tiene un po’ di credenza vede le cose con chiarezza e trova la verità; chi no, vede le cose tutte confuse
Nella creazione formai il mondo materiale e nella redenzione formai il mondo spirituale
Figlia mia, il peccato offende Dio e ferisce l’uomo, e siccome fu fatto dall’uomo, ed offeso Dio, per ricevere una piena soddisfazione ci voleva un Uomo ed un Dio che soddisfacesse.
E la trentina degli anni del mio corso mortale soddisfece per le tre età del mondo, per i tre diversi stati di leggi: di natura, scritta e di grazia, e per le tre diverse età di ciascun uomo: adolescenza, gioventù e vecchiezza.
Io per tutti soddisfeci, meritai ed im­petrai; e la mia umanità serve di scala per salire al cielo; ma se l’uomo non vi sale questa scala con l’esercizio delle proprie virtù, invano si provi a salirvi e renderà inutile per sé stesso il mio operato
Il peccato è un veleno che tutta l’anima avvelena e la rende tanto deforme da farle scomparire in sé stessa la mia immagine, ed il dolore distrugge questo veleno e le restituisce la mia immagine; il vero dolore è un contravveleno, e siccome il dolore distrugge il veleno, vi fa un vuoto nell’anima, e questo vuoto lo riempie la mia grazia; ecco la causa del mio piacere, ché veggo risorta per mezzo del dolore l’opera della mia redenzione
Figlia mia, se un corpo è vivo, si conosce dal calore interno continuo; ché si può dare che mediante qualche calore esterno [si] può riscaldarlo, ma [il calore] non venendo dalla vera vita, [il corpo] ritorna subito a raffreddarsi.

Così l’anima si può conoscere se è viva alla grazia: se la sua vita interna è viva nell’operare, nel­l’amarmi, se sente la forza della mia stessa vita nella sua; se poi è per qualche causa estrinseca che s’accalora, fa qualche bene e poi si raffredda, ritorna ai vizi, commette le solite debolezze, c’è gran certezza ch’è morta alla grazia, oppure sta negli ultimi estremi di vita.

Così si può conoscere se veramente sono io che vado all’anima: se sente la mia grazia nel suo interno e tutto il suo bene si fonda nel suo interno; se poi è tutto esterno e niente avverte nel suo interno di bene, ci può essere l’opera del demonio
Figlia mia, quanto può essere terribile per quelle anime che sono state molto fecondate dalla mia grazia, e non hanno corrisposto!

La nazione ebrea, la più pre­diletta, la più fecondata, eppure la più sterile, e tutta la mia Persona non fece quel frutto che fece Paolo nelle altre nazioni, meno fecondate ma più corrispondenti, perché l’incorrispondenza alla grazia acceca l’anima e la fa travedere e la dispone all’ostinazione, anche di fronte a qualunque miracolo