Estratti dal Libro di Cielo - La Divina Volontà
Luisa Piccarreta
estratti dal Libro di Cielo [Divina Volontà] presenti nella pagina: dieci (10) - data utimo aggiornamento: 10 giugno 2026
Figlia mia, non temere, che non ti lascio; ma però quando tu sei senza la mia presenza non voglio che ti disanimi, anzi da oggi innanzi, quando sei priva di me, voglio che prendi la mia Volontà e in quella ti bei, amandomi e glorificandomi nella mia Volontà e tenendo la mia Volontà come fosse la mia stessa persona. Facendo così, tu mi terrai nelle stesse tue mani.
Che cosa forma la beatitudine del paradiso? Certo la mia Divinità.
Or chi formerà la beatitudine dei miei cari sulla terra? Con certezza la mia Volontà. Questa non ti potrà mai sfuggire. L’avrai sempre in tuo possesso e se tu starai nel circolo della mia Volontà, ivi proverai le gioie ineffabili e i piaceri più puri.
L’anima, non uscendo mai dal circolo della mia Volontà, si rende nobile, doviziosa, e tutte le sue operazioni ripercuotono nel centro del sole divino come i raggi del sole ripercuotono sulla superficie della terra, e non ne esce neppure una fuori dal centro che è Dio.
L’anima che fa la mia Volontà è la sola nobile mia regina, che si nutrisce dal mio alito perché il suo cibo e le sue bevande non le prende che dalla mia Volontà; e nutrendosi della mia Volontà tutta santa, nelle sue vene scorrerà un sangue purissimo, il suo alito spirerà un profumo olezzante, che tutto mi ricrea perché prodotto dal mio stesso alito. Perciò non voglio altro da te [se non] che formi la tua beatitudine nel giro della mia Volontà, senza mai uscirne neppure per un breve istante
Figlia mia, nell’anima tutta trasformata nel mio Volere, io vi trovo un dolce riposo. Quell’anima diviene per me come quelle sedie o letti morbidi e soffici che non danno nessuna molestia a chi vuole riposarsi, anzi, ancorché siano persone stanche ed addolorate ad usarli, è tanta la morbidezza ed il piacere che prendono nel riposarsi su di essi, che nel risvegliarsi si trovano forti e sane. Tale è per me l’anima conformata al mio Volere, ed io in ricompensa mi faccio legare dalla sua volontà e vi faccio splendere il sole divino come nel pieno meriggio
L’anima conformata al mio Volere si sa tanto infiltrare nella mia potenza che giunge a legarmi tutto ed a suo piacere mi disarma come vuole. Ah, tu, tu, quante volte mi leghi!
Non sai tu che il non abbandonarsi in me è un volere usurpare i diritti della mia divinità, facendomi un grande affronto? Perciò abbandonati, quieta il tuo interno tutto in me e troverai la pace, e trovando la pace troverai me stesso
La mira che ho [su] di te non è di cose prodigiose e di tante cose che potrei operare su di te per mostrare l’opera mia, ma la mia mira è di assorbirti nella mia Volontà e di farne una sola [con la tua] e di lasciare di te un esemplare perfetto di uniformità del tuo col mio Volere. Ma ciò è lo stato più sublime, è il prodigio più grande, è il miracolo dei miracoli che di te intendo fare. Figlia mia, per giungere perfettamente a fare uno il nostro Volere, l’anima deve rendersi invisibile, deve imitare me, che mentre riempio il mondo col tenerlo assorbito in me e col non restare assorbito in esso, mi rendo invisibile, ché da nessuno mi lascio vedere.
Ciò significa che non c’è nessuna materia in me, ma tutto è purissimo Spirito; e se nella mia umanità assunta presi la materia, fu per rassomigliarmi in tutto all’uomo e dargli un esemplare perfettissimo [di] come spiritualizzare questa stessa materia. Onde l’anima deve tutto in sé spiritualizzare e giungere a rendersi come se fosse un puro spirito, e la materia in lei più non esistesse, quasi fosse sparita e resa invisibile per poter formare facilmente una la tua con la mia Volontà, perché ciò che è invisibile può essere assorbito in un altro oggetto. Di due oggetti, dei quali si vuol formare uno solo, è necessario che uno perda la propria forma, altrimenti mai si giungerebbe a formare un solo essere.
Quale fortuna sarebbe la tua se, distruggendo te stessa fino a renderti invisibile, potessi ricevere una forma tutta divina! Anzi tu, col restare assorbita in me ed io in te formando un solo essere, verresti a ritenere in te la fonte divina; e siccome la mia Volontà contiene ogni bene che ci può mai essere, verresti a ritenere tutti i beni, tutti i doni, tutte le grazie, e non avresti a cercarli altrove, ma in te stessa.
E se le virtù non hanno confine, stando nella mia Volontà, secondo che la creatura può giungere troverà il suo termine, perché la mia Volontà fa giungere ad acquistare le virtù più eroiche e più sublimi, che la creatura non può sorpassare. È tanta l’altezza della perfezione dell’anima disfatta nel mio Volere, che giunge ad operare come Dio; e questo non è meraviglia, perché siccome non vive più la sua volontà in essa, ma la Volontà di Dio medesimo, cessa ogni stupore se vivendo con questa Volontà possiede la potenza, la sapienza, la santità e tutte le altre virtù che contiene lo stesso Dio.
Basta dirti, per fare che tu t’innamori e cooperi quanto puoi da parte tua per giungere a tanto, che l’anima che giunge a vivere del solo mio Volere è regina di tutte le regine ed il suo trono è tanto alto che giunge fino al trono dell’Eterno; ed entra nei segreti dell’Augustissima Triade e partecipa all’amore reciproco del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Oh, come tutti gli angeli ed i santi la onorano, gli uomini l’ammirano ed i demoni la temono scorgendo in lei l’Essere Divino!
che giunge ad operare come Dio; e questo non è meraviglia, perché siccome non vive più la sua volontà in essa, ma la Volontà di Dio medesimo, cessa ogni stupore se vivendo con questa Volontà possiede la potenza, la sapienza, la santità e tutte le altre virtù che contiene lo stesso Dio. Basta dirti, per fare che tu t’innamori e cooperi quanto puoi da parte tua per giungere a tanto, che l’anima che giunge a vivere del solo mio Volere è regina di tutte le regine ed il suo trono è tanto alto che giunge fino al trono dell’Eterno; ed entra nei segreti dell’Augustissima Triade e partecipa all’amore reciproco del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Oh, come tutti gli angeli ed i santi la onorano, gli uomini l’ammirano ed i demoni la temono scorgendo in lei l’Essere Divino!
L’anima veramente mia, non solo deve vivere per Dio, ma in Dio.
Tu cerca di vivere in me, che in me troverai il ricettacolo di tutte le virtù, e passeggiando in mezzo a loro ti alimenterai del loro profumo, tanto da restarne satolla, e tu stessa non farai altro che mandare luce e profumo celeste, perché il vivere in me è la vera virtù ed ha virtù di dare all’anima la stessa forma della Divina Persona in cui fa la sua dimora, e di trasformarla nelle stesse virtù divine in cui si nutrisce
Nel vivere per Dio, l’anima può star soggetta alle turbazioni, alle amarezze, essere incostante, a sentire il peso delle passioni, a mischiarsi nelle cose terrene. Ma il vivere in Dio, no, è tutto diverso, perché la cosa principale per potersi dire che una persona vivesse in un’altra persona, dovrebbe avvenire che avesse lasciato i propri pensieri ed avesse pure quelli dell’altra, così del suo stile, dei suoi gusti, e ancor più che avesse lasciato la sua volontà per prendere la volontà dell’altra.
Così, perché un’anima viva nella Divinità e vi abiti, deve lasciare tutto ciò che è suo, cioè spogliarsi di tutto, lasciare le proprie passioni; in una parola lasciare tutto per trovare tutto in Dio.
Or quando l’anima si è non solo spogliata, ma assottigliata ben bene, allora potrà entrare per la porta stretta del mio cuore a vivere in me, a mio modo e della mia stessa vita; perché sebbene il mio cuore è larghissimo, tanto che non c’è termine ai suoi confini, ma la porta è strettissima e solo può entrarvi chi è denudato del tutto. E questo con ragione, perché essendo io Santissimo, non ammetterei giammai a vivere in me alcunché che fosse estraneo alla mia santità. Perciò, figlia mia, cerca di vivere in me e possederai il paradiso anticipato
Ah, figlia mia, non uscire dal mio Volere, ché uscendo da dentro il mio Volere vieni a perdere la mia conoscenza, e non conoscendo me vieni a perdere la conoscenza di te stessa; perché allora si distingue con chiarezza se c’è oro o fango, ai riverberi della luce; che se tutto è tenebre facilmente si possono scambiare gli oggetti. Ora luce è il mio Volere, che dandoti la mia conoscenza, ai riverberi di questa luce vieni a conoscere chi sei tu, e vedendo la tua debolezza, il tuo puro nulla, ti attacchi alle mie braccia ed unita col mio Volere vivi con me nel cielo. Ma se tu vuoi uscire dal mio Volere, [la] prima che verrai a perdere [è] la vera umiltà e poi verrai a vivere sulla terra, e sarai costretta a sentire il peso terreno, a gemere e sospirare come tutti gli altri sventurati che vivono fuori della mia Volontà
Diletta mia, che cosa vuoi dirmi che tanto brami di parlare con me?
Ed io, tutta vergognandomi, ho detto: Mio dolce Gesù, voglio dirvi che bramo ardentemente di volere voi ed il vostro Santo Volere, e se ciò mi concedete mi renderete appieno contenta e felice.
E lui ha soggiunto: Tu in una parola hai afferrato tutto, chiedendomi ciò che di più grande è in cielo ed in terra, ed io in questo Santo Volere bramo e voglio maggiormente conformarti; e per fare che ti riuscisse più dolce e gustoso il mio Volere, mettiti nel circolo della mia Volontà e mirane i diversi pregi, fermandoti or nella santità del mio Volere, or nella bontà, or nell’umiltà, or nella bellezza ed or nel pacifico soggiorno che produce il mio Volere.
Ed in queste soffermazioni che farai, acquisterai sempre più nuove ed inaudite notizie del mio Santo Volere, e ne resterai tanto legata ed innamorata che non uscirai mai più; e questo ti porterà un sommo vantaggio: che stando tu nella mia Volontà non avrai bisogno di combattere con le tue passioni e di stare sempre alle armi con esse, che mentre pare che muoiono, rinascono di nuovo più forti e vive, ma senza combattere, senza strepito, dolcemente se ne muoiono, perché innanzi alla santità della mia Volontà le passioni non ardiscono di presentarsi e perdono da per sé stesse la vita.
E se l’anima sente i movimenti delle sue passioni è segno che non fa dimora continua nei confini del mio Volere, vi fa delle uscite, delle scappatine nel suo proprio volere ed è costretta a sentirne la puzza della corrotta natura. Mentre poi, se starai fissa nella mia Volontà, starai sbrigata del tutto e la tua sola occupazione sarà l’amarmi ed essere da me riamata
Figlia mia, come ti ritiri dal mio Volere, così incominci a vivere di te stessa; invece se starai fissa nella mia Volontà vivrai sempre di me medesimo, morendo affatto a te stessa.
Poi ha soggiunto: Figlia mia, abbi pazienza, rassegnati in tutto alla mia Volontà, e non per poco, ma sempre, sempre, perché la sola perseveranza nel bene è quella che fa conoscere se l’anima è veramente virtuosa, essa sola è quella che unisce tutte le virtù insieme; si può dire che la sola perseveranza unisce perpetuamente Dio e l’anima, virtù e grazie, e come catena vi si pone d’intorno e legando tutto insieme vi forma il nodo sicurissimo della salvezza; ma dove non c’è perseveranza c’è molto da temere
Figlia non temere, quello che ti raccomando è di starti sempre uniformata alla mia Volontà, ché quando nell’anima c’è la Volontà Divina, non hanno forza di entrare nell’anima né la volontà diabolica né l’umana, a farne gioco dell’anima.
Dopo ciò mi pareva di vederlo crocifisso, ed avendomi il Signore partecipato non solo le sue pene, ma alcune sofferenze di un’altra persona, ha soggiunto:
Questa è la vera carità: distruggere sé stesso per dare la vita ad altri, e prendere sopra di sé i mali altrui e darmi beni propri
Figlia mia, non ci può essere ostacolo maggiore che impedisce l’unione tra me e le creature, e che si oppone alla mia grazia, quanto la propria volontà. Tu con l’offrirmi il tuo cuore a mia soddisfazione, ti sei vuotata di te stessa, e vuotandoti di te, io mi riverserò tutto in te; e dal tuo cuore mi verrà una lode riportante le stesse note della lode del mio cuore, che continuamente [il mio cuore] dà al mio Padre per soddisfare alla gloria che non gli danno gli uomini